di Ottorino Pasquetti

Nel cielo di Natale della RAI sono andate a risplendere stamani, due stelle di prima grandezza per spiritualità, storia e bellezza architettonica e pittorica: la medievale Basilica di sant’Agostino con la sacralità trecentesca che ancora sprigionano le sue mura, le volte, le capriate e la città di Rieti, apparsa più splendente che mai con i suoi richiami turistici unici e veri, quando il regista della trasmissione che ha diffuso la Santa Messa dalla Chiesa degli Eremitani, ha mandato in onda, in apertura di trasmissione, la visione di molti angoli della città il francescanesimo di Fonte Colombo, la Rieti sotterranea, la Cattedrale e il Palazzo Papale, San Francesco ed infine il monte Terminillo. Un successo pieno, ben studiato e preparato, che ha rallegrato le case di tanti italiani sia in Italia che all’estero e di tanti reatini i cui video, fin dalla prima mattina, erano collegati con RAI 1 per assistere alla messa celebrata da Mons. Salvatore Nardantonio, parroco di Sant’Agostino.

Si aveva timore che le telecamere del regista don Dino Cecconi, prezioso esperto e ricco di carità e passione, del suo vice don Michele e la voce dello speaker del Papa, Orazio Coclite, potessero disturbare il concentrarsi della gente attorno al miracolo dell’Eucarestia che non doveva perdere assolutamente di valore nel momento in cui andava a ripetere la passione, la morte, la resurrezione di Gesù sull’altare. Invece c’è stato un silenzio pieno, persino timoroso, cosciente dell’evento che mostrava al mondo, perché molti italiani si sono collegati con la RAI dai cinque continenti, una comunità parrocchiale unita e fiduciosa attorno alla guida sicura e certa del suo pastore, che è amato e stimato, che è sostenuto da tanti catechisti e laici, e che nella celebrazione è stato aiutato da due giovani sacerdoti, quelli da lui formati e guidati, don Francesco Salvi e don Emanuele Dell’Uomo d’Arme che, prima bambini, poi giovani e quindi adulti, hanno in Sant’Agostino trovato il coraggio per abbracciare il sacerdozio attraverso una vocazione cresciuta all’interno delle loro famiglie aperte alla vita e delle comunità neocatecumenali che sono vive e operose in parrocchia e impegnate nella nuova evangelizzazione voluta e predicata dagli ultimi Papi e ad essi ubbidienti.

Il coro formato da settanta bambini e giovani, sistemato ai piedi della cappella di santa Rita da Cascia e diretto dal maestro Alessandro Nisio (all’organo il maestro Paolo Paniconi in forma smagliante e assai apprezzato nei suoi molteplici assolo) ha rappresentato una vera sorpresa, animando la liturgia in modo assai rispondente alla semplicità dovuta e per il decoro e lo zelo necessario.

Quella di oggi era per la Chiesa universale la domenica della letizia e della gioia per cui i sacerdoti hanno vestito i paramenti sacri di color rosa. All’omelia mons. Nardantonio ha pronunciato parole di gratitudine a Dio, di speranza e di incoraggiamento per così tanti doni.

«Un “Unto”, un “Consacrato del Signore” – ha detto don Salvatore riferendosi al Bambino Gesù – sta per venire e per proclamare l’anno di grazia: ai poveri viene recato il lieto annuncio, coloro che sono nel dolore vengono consolati, gli schiavi liberati, i prigionieri scarcerati.

Quanti poveri nel corpo e nello spirito, conta oggi la nostra società! Quanti fratelli e sorelle pieni di piaghe, depressi, famiglie spezzate, ragazzi abbandonati a se stessi, profughi non accolti, padri e madri di famiglia e giovani senza lavoro! E quanto grande è il numero degli schiavi della droga, dell’alcol, del sesso, del potere, del successo ad ogni costo! Quanta necessità c’è che venga proclamato un anno di grazia!».

Le preghiere dei fedeli hanno espresso le preoccupazioni per la gravità delle situazioni del nostro tempo. Ma mons. Nardantonio non ha fatto mancare la speranza per rasserenare le menti, pacificare gli spiriti e intenerire i cuori. Lo ha fatto con le parole di San Francesco, oggi santo reatino più che mai: «Signore, fa di me uno strumento della tua pace. Dove c’è odio, io porti amore. Dove c’è discordia, io porti unione. Dove c’è errore, io porti la verità. Dove c’è dubbio io porti la fede. Dove c’è disperazione, io porti la speranza».

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